"Ecco, mi concentrerei sulla quarantottesima ora, quella in cui ai signori è stato notificato che forse non avevano notato una costante, nelle edizioni dell’Huffington sparse per il mondo, e che no, non era un caso, era una condizione posta da Arianna: il direttore doveva essere una donna.
Mi concentrerei sullo spasmo di dolore di illuminati intellettuali, sinceri democratici, appassionati uomini di sinistra, culturalmente abituati a reprimere l’idea che di certe cose si debbano occupare loro e le donne sia meglio se stanno a casa a cucinare, e mi raccomando girare coi mezzi, ché si sa che a parcheggiare non siete capaci. Uomini che non hanno ancora imparato a non farsi tanare le corna tramite notifiche sull’iPhone, ma sono sinceramente convinti di avere più confidenza con la tecnologia. Uomini abbastanza di mondo da accettare di vedere alcune delle loro ambizioni sconfitte, sì, ma da altri uomini. Uomini che finché son giornali con le pagine lucide che parlan di vestiti vabbè, ma se si tratta di roba seria non scherziamo, mica vorrete toglierci i nostri posti di lavoro, poi alle riunioni con tutti maschi vi annoiate, poi manca uno nella partita di calcetto tra direttori. Uomini che però sono comencinianamente inibiti a dire anche solo una parola del genere, anzi saranno costretti a sillabare dichiarazioni su quanto era ora, su quanto questo paese sia pieno di donne capaci e non abbastanza valorizzate, su quanto il soffitto, il cristallo, la rava, la fava.
Mi concentrerei sullo sforzo fisico di fronte al disvelamento della precondizione e su quello (maggiore) di fronte all’annuncio, la tensione muscolare che si richiede per dire la cosa giusta quando pensi quella sbagliata. Quando quella sbagliata magari è persino vera, ma così grandemente impresentabile. Quando ti senti come davanti a Obama e Hillary, e vuoi mettere quanto si fa meno fatica coll’affirmative action che con le quote rosa: saranno pure colorati, quelli, ma almeno non sanguinano quattro giorni al mese."
Mi concentrerei sullo spasmo di dolore di illuminati intellettuali, sinceri democratici, appassionati uomini di sinistra, culturalmente abituati a reprimere l’idea che di certe cose si debbano occupare loro e le donne sia meglio se stanno a casa a cucinare, e mi raccomando girare coi mezzi, ché si sa che a parcheggiare non siete capaci. Uomini che non hanno ancora imparato a non farsi tanare le corna tramite notifiche sull’iPhone, ma sono sinceramente convinti di avere più confidenza con la tecnologia. Uomini abbastanza di mondo da accettare di vedere alcune delle loro ambizioni sconfitte, sì, ma da altri uomini. Uomini che finché son giornali con le pagine lucide che parlan di vestiti vabbè, ma se si tratta di roba seria non scherziamo, mica vorrete toglierci i nostri posti di lavoro, poi alle riunioni con tutti maschi vi annoiate, poi manca uno nella partita di calcetto tra direttori. Uomini che però sono comencinianamente inibiti a dire anche solo una parola del genere, anzi saranno costretti a sillabare dichiarazioni su quanto era ora, su quanto questo paese sia pieno di donne capaci e non abbastanza valorizzate, su quanto il soffitto, il cristallo, la rava, la fava.
Mi concentrerei sullo sforzo fisico di fronte al disvelamento della precondizione e su quello (maggiore) di fronte all’annuncio, la tensione muscolare che si richiede per dire la cosa giusta quando pensi quella sbagliata. Quando quella sbagliata magari è persino vera, ma così grandemente impresentabile. Quando ti senti come davanti a Obama e Hillary, e vuoi mettere quanto si fa meno fatica coll’affirmative action che con le quote rosa: saranno pure colorati, quelli, ma almeno non sanguinano quattro giorni al mese."